Silvia Makita and Thomas Masters


Marty


Silio Giannini

Cumulie’ un progetto sulla filanda di Cutigliano. La storia e’ stata realizzata in collaborazione a Chiara Talacci.


La storia della filanda di Cutigliano inizia nel 1934 con Silio Giannini, che ha tramandato la sua attività al figlio Piergiovanni prima e al nipote poi. Silio, che ha ereditato il nome dal nonno, continua ad occuparsi della filatura della lana e della sua trasformazione in tessuto tramite i vecchi telai di famiglia. Probabilmente rimarra’ l’ultimo ad occuparsi di questa antica e preziosa filanda.
“Cumuli” vuole documentare l’arte della lana e il suo legame con la natura. Nella filanda, i grossi macchinari in funzione da molti anni sono circondati da cumuli di filo grezzo e matasse già filate o meno che, re-inseriti nel contesto naturale, formano ammassi scuri indefiniti, morbidi volumi candidi e trame fragili che ricordano le nuvole. La lana tessuta con i telai diventa il materiale delle coperte che proteggono il sonno con il loro tepore. Sulla base di queste suggestioni, Chiara e Jasmina insieme ad Alessandro hanno voluto raccontare un sogno, e il risveglio da esso nel medesimo luogo.


“Talvolta, vagheggiando, mi convinco di svelare nelle sagome informi delle nubi, una personale araldica del sentimento, fatta d’impronte quotidiane, di archetipi nuovi.Tali apparizioni affiorano solo se riconosciute, per una breve durata, dai limiti imprecisi: gli stessi del sogno. Inseguirle con lo sguardo, è un’esperienza familiare e deliziosa, per quanto effimera. Se le nuvole non fossero così distanti, sorgerebbe il sospetto che vi sia un intero linguaggio, nel loro disporsi e diradarsi.
In primavera ero solito riposare all’ombra degli alberi vicino all’ansa del fiume, sotto al paese di Conegliano, proprio accanto alla vecchia filanda appartenente a Silio. Qui da due generazioni si porta avanti l’antico mestiere della filatura della lana e della trasformazione in tessuto, la lavorazione è fatta ancora con telai vecchi e con la tessitura a navetta.
Mentre mi trovavo li assopito, un gregge di cirri attirò la mia attenzione. Gradualmente, sospinti da una brezza leggiadra, si inanellarono l’uno nell’altro, fino a compattarsi in una spuma lieve e cerea. La sterpaglia e i cespugli disseccati erano avvolti da lembi filiformi e sbrindellati, e sui rami degli alberi si era appoggiato un reticolo di ovatta rarefatta.
Ricomponendosi in candide matasse, i cumuli si posarono gentilmente sugli arbusti della radura.”

Alessandro Della Santa

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